A Savona, presso la Pinacoteca Civica, dal 27 febbraio al 19 aprile 2010, sarà visitabile la mostra “Tommaso Salvini e il teatro dell’800. Immagini di un Grande Attore” a cura del Museo Biblioteca dell’Attore.
Articolata in undici pannelli la mostra ripercorre la vita, il repertorio, la tecnica recitativa, le tournées, la partecipazione ai moti risorgimentali, i successi internazionali di Tommaso Salvini, uno dei “Grandi Attori” dell’800 italiano.
La mostra, allestita con i materiali conservati nel Fondo Salvini, affianca l’esposizione organizzata dalla Pinacoteca Civica di Savona “Romantici languori. La pittura di Giuseppe Frascheri tra poesia e melodramma”, curata da Bruno Barbero e Eliana Mattiauda che avrà come momento caratterizzante la presentazione del ritratto restaurato di Tommaso Salvini.
Tommaso Salvini (1829-1915) è stato un mito teatrale nell’Ottocento. L’ammirazione per la sua arte non solo circolò in tutta l’Italia, ma si diffuse in numerosi paesi dell’Europa e si estese ad altri continenti. Per avere un corrispettivo odierno di ciò che significò nel XIX secolo la sua leggendaria fama, occorrerebbe fare riferimento alla fascinazione mediatica di una rock star.
Salvini fu allievo di Gustavo Modena, l’attore romantico che a metà dell’Ottocento, riformò il teatro italiano, avviandolo a un rapporto più stretto con la società e orientandolo verso forme più prossime al realismo. Dal maestro egli apprese la necessità dell’impegno patriottico, in un momento in cui sul quadrante della Storia scoccò per l’Italia l’ora della lotta per l’unificazione nazionale e l’indipendenza, contro la dominazione straniera. Salvini diede un contributo concreto e rilevante, con altri attori della sua generazione come Ernesto Rossi e Adelaide Ristori, all’esito vittorioso del Risorgimento.
Poi, una volta conquistata l’Unità, seguì, come del resto la situazione politica generale, più egemonizzata da Cavour che ispirata da Mazzini, una parabola moderata. Depose quindi l’atteggiamento critico verso la realtà esistente che aveva caratterizzato la giovinezza eroica e inclinò a elaborare, con i suoi spettacoli, una tavola di idee e di valori che erano quelli affermatisi nella società borghese di allora, nella quale egli si era pienamente integrato e della quale rappresentava una fedele espressione, nei suoi risvolti più generosi, costruttivi, moralmente solidi.
A lui va riconosciuto il merito di una intensa e seria divulgazione di Shakespeare, che prima era quasi uno sconosciuto sui nostri palcoscenici. Il suo stile di recitazione era quello tipico del “Grande Attore” italiano dell’Ottocento, che manipolava i testi e non si curava della scenografia. Alla base veniva postulata una identificazione totale col personaggio. Questa impostazione costituì una illuminazione per il grande regista russo Stanislavskij, che ne ricavò la spinta per la creazione del suo “metodo”, destinato, nel Novecento, a influenzare i più celebri attori del cinema americano.